Cosa cantavano davvero le Sirene di Ulisse?

“Ha detto che ciò che desideri di più è ciò che più non puoi avere e che il massimo che non puoi avere è ciò che già avevi e perso. Era una canzone con tutte le promesse che non sono riuscito a mantenere. E mi ha detto che non voglio davvero tornare a casa.”

Questa è una delle frasi più emblematiche dell’ultimo lavoro di Christopher Nolan.
Nolan ha scelto di non riprendere letteralmente l’Odissea, ma di reinterpretarne alcuni dei concetti più profondi, rendendoli incredibilmente umani.

Il passo originale dell’Odissea, invece, recita:

«Vieni qui, celebre Odisseo, grande gloria degli Achei. Ferma la nave, ascolta la nostra voce. Nessuno è mai passato di qui con la sua nave senza ascoltare il dolce suono che esce dalle nostre labbra; e poi riparte lieto, sapendo molte più cose. Noi conosciamo tutto ciò che gli Argivi e i Troiani soffrirono nella vasta Troia per volontà degli dèi. Conosciamo tutto ciò che accade sulla terra feconda.»

Le Sirene sanno tutto. Conoscono il passato, il presente, gli uomini e le loro ferite.
In Omero la loro tentazione non è l’amore, il piacere o la ricchezza, ma è la conoscenza. Offrono a Ulisse qualcosa che nessun uomo dovrebbe possedere: la possibilità di sapere ogni cosa.

Nolan parte proprio da questo concetto e lo trasforma. Se nell’Odissea le Sirene conoscono il mondo, nel film sembrano conoscere soprattutto l’uomo che hanno davanti.
Non gli mostrano la verità del mondo, ma la sua. Mostrano a Ulisse tutto ciò che ha perduto, tutto ciò che avrebbe potuto essere e tutto ciò che non potrà più recuperare.
È qui che il personaggio assume una dimensione tragicamente umana.

Durante la guerra di Troia, Ulisse è l’artefice dell’inganno del cavallo. È convinto che quella sia la scelta necessaria per vincere la guerra. Come molti grandi personaggi tragici, continua ad andare avanti perché crede di essere nel giusto. O, forse, perché è l’unico modo che ha per sopportare il peso delle proprie decisioni.

Ma una guerra, anche quando viene vinta, lascia sempre qualcosa in cambio.
Nel viaggio di ritorno, Ulisse perde progressivamente tutto: i suoi uomini, le sue navi, la sua gloria, la serenità e, poco alla volta, anche se stesso.
Eppure continua a inseguire un unico obiettivo: tornare a casa.

È soltanto davanti alle Sirene che, nella rilettura di Nolan, è costretto a guardare dentro di sé.
Loro gli mostrano una verità che, fino a quel momento, aveva evitato: ciò che desidera più di ogni altra cosa non può più averlo, perché lo aveva già e non ne aveva compreso il valore fino a quando non lo ha perduto.

Per questo il finale del loro dialogo è lacerante: “E mi ha detto che non voglio davvero tornare a casa.”

Non perché Ulisse non ami Itaca, ma perché comprende che la casa che desidera non esiste più.
Dopo vent’anni di guerra e di viaggio non è cambiata soltanto Itaca.
È cambiato lui, ed è proprio questa la grande intuizione di Nolan.

Le Sirene non rappresentano semplicemente il sapere assoluto raccontato da Omero ma diventano la voce della coscienza, tangibile e umana. Talmente umana che fa male.
Quella che ci costringe a guardarci senza più alibi.
Quella che ci ricorda tutti gli errori che abbiamo commesso pur sapendo, nel profondo, che erano errori.

Quella che ci mostra, quando ormai è troppo tardi, il valore di ciò che avevamo e che abbiamo perso.
Credo che nella vita di ognuno di noi ci sia stato almeno un momento così.
Un momento in cui abbiamo scelto, convinti di fare la cosa giusta. Abbiamo nascosto, omesso, mentito o preso decisioni al posto di qualcun altro, pensando di proteggerlo o di proteggerci.
Ma scegliere per qualcun altro significa impedirgli di scegliere per sé.

Anche Penelope subisce la scelta di Ulisse. Combatte una guerra diversa dalla sua, silenziosa, fatta di attesa e di resistenza.
È inevitabile commettere errori… fanno parte della natura umana.

Quello che dovremmo evitare è continuare a ripeterli quando ormai sappiamo che ci stanno distruggendo e stanno distruggendo chi diciamo di amare.
E allora mi chiedo: cosa succede quando capisci che ciò che desideravi di più era proprio ciò che avevi già… e che hai perduto?

Dedicato a chi ha capito troppo tardi che ciò che desiderava di più lo aveva già, e lo ha perduto. E che le perdite più dolorose non sono quelle inevitabili, ma quelle che ci infliggiamo da soli.

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