Io ho sempre avuto un problema con me stessa e con tutto quello che mi gira intorno. E cioè che non riesco mai a fare a meno di pensare a come sarebbero andate le cose se avessero preso una piega diversa da quella attuale, da quella reale.
Sia ben chiaro, non è che sto tutti i giorni, a tutte le ore, a immaginare quante sfaccettature diverse potrebbe avere la mia vita o quella delle persone che ho intorno… ma certamente mi chiedo come sarebbe andata la storia, quella che conosciamo noi, se alcuni grandi eventi non si fossero mai verificati oppure si fossero verificati in maniera diversa.
Il termine tecnico per questo pensiero è ucronia: l’ucronia storica è ciò che ha permesso a grandi pensatori e scrittori di partorire le loro idee e riversarle su carta, trasformandole in riflessione.
E questo, forse, nell’arco di tutta la mia vita mi ha condizionata a tal punto da ritrovarmi qui, ora, a pormi esattamente la stessa domanda.
(Ecco, probabilmente se questo non fosse mai accaduto nella mia vita, ora starei semplicemente facendo video su TikTok o scrivendo di calcio… chissà).
La storia non è inevitabile, così come non lo sono le nostre vite e i tempi che viviamo.
A volte basta pochissimo. Un attimo di esitazione. Una decisione presa o mancata. Un gesto che non arriva. E tutto, davvero tutto, prende un’altra direzione.
Ci sono momenti in cui la storia si inclina e resta sospesa lì, per un istante, prima di cadere da una parte sola. Ma avrebbe potuto cadere dall’altra. (Ehi! Ricordate Match Point di Woody Allen? Beh… tadaaaan!)
In questi giorni ho pensato a tre grandi eventi che mi hanno confuso così tanto il cervello che ora sono qui a scriverne, per renderli sensati, o almeno per farli uscire dalla mia mente e liberarmene.
Se Giulio Cesare non fosse stato assassinato quel 15 marzo?
Siamo a Roma, è il 15 marzo del 44 a.C.
Giulio Cesare entra nel Senato. La tensione è palpabile, ma invisibile. I congiurati sono lì, pronti. Hanno deciso, è tutto pianificato nei minimi dettagli, eppure… qualcosa si incrina.
C’è un dubbio. Un dubbio che diventa paura. Uno sguardo che diventa una serie di sguardi incrociati. La consapevolezza improvvisa che stanno per compiere un gesto irreversibile. E che forse nessuno troverà mai il coraggio di sferrare il primo colpo.
Così quel coraggio iniziale si trasforma in paura, una paura che paralizza tutto. Il pugnale resta fermo, stretto tra le mani, nascosto sotto la tunica dei senatori.
Cesare è lì, in piedi, in mezzo a loro. Non percepisce nessun respiro spezzato, nessun battito accelerato. Non immagina che quegli uomini stringano tra le mani l’arma che gli avrebbe impedito di vedere l’alba del giorno dopo. Non riesce proprio a immaginarlo.
E allora inizia a parlare. Si muove avanti e indietro, gesticola, sorride. Punta il dito contro qualcosa che non gli va a genio, poi esce dal Senato… vivo.
Non c’è sangue sul pavimento. Non c’è un ultimo colpo sferrato da un figlio adottivo ingrato.
Il 15 marzo non diventa una data simbolo. Le Idi di marzo sono solo un giorno come tanti, destinato a concludersi con i soliti banchetti, ricchi di cibo e vino.
Cesare quella sera festeggerebbe con la sua famiglia e i suoi fedelissimi. E questo cambierebbe tutto.
Il giorno dopo, quel futuro che Cesare stava già immaginando avrebbe iniziato a prendere forma. La spedizione contro la Partia sarebbe diventata realtà: non solo una campagna militare, ma una vendetta personale, un modo per chiudere definitivamente il cerchio aperto con la morte di Crasso.
Una vittoria lì avrebbe consolidato il suo potere in modo definitivo, trasformandolo di fatto in un sovrano, anche senza mai dichiararsi tale.
Senza la sua morte, non ci sarebbe stato spazio per il caos. Nessuna guerra civile, nessuna frattura insanabile. Il potere avrebbe seguito una linea più chiara, più controllata. Accanto a lui, Ottaviano sarebbe cresciuto non come vendicatore, ma come erede. Non più una lotta tra uomini, ma una continuità costruita con lucidità.
Nel frattempo, a Roma, le sue riforme avrebbero continuato a erodere lentamente ciò che restava della Repubblica. Senza strappi, senza bisogno di proclamazioni. Solo un progressivo spostamento del potere, fino a rendere inevitabile ciò che nessuno osava ancora chiamare: una monarchia.
E poi c’era Cleopatra.
Il legame con lei non si sarebbe interrotto. Anzi, con Cesarione a fare da ponte tra due mondi, il rischio, o forse il destino, sarebbe stato quello di vedere Roma spostare il proprio centro altrove. Verso l’Egitto. Verso Oriente. Verso qualcosa di completamente diverso da ciò che conosciamo oggi.
Ma ora proviamo a lasciare Roma e spostiamoci in Inghilterra. Facciamo un bel balzo temporale e arriviamo al 22 agosto 1485, sul campo di battaglia di Bosworth.

E se Riccardo III avesse vinto?
Riccardo III viene sfidato dal pretendente Enrico Tudor.
Quella mattina, però, il re non viene tradito né massacrato sul campo.
I suoi alleati scelgono di rimanergli fedeli. La battaglia si conclude dopo poche ore con una schiacciante vittoria di Riccardo, che resta re d’Inghilterra e recide per sempre il gambo della rosa rossa dei Tudor.
Il 22 agosto 1485 segna, nei libri di storia, la fine del Medioevo inglese e l’inizio del Rinascimento. La vittoria di Riccardo avrebbe spostato in avanti quel confine.
Riccardo, dopo Bosworth, avrebbe probabilmente sposato una tra l’infanta di Spagna, Giovanna di Portogallo o Cunegonda d’Austria.
E qui, realisticamente, la scelta più plausibile è proprio quella meno nota: Cunegonda.
Cunegonda era sorella dell’imperatore del Sacro Romano Impero, Massimiliano. Tra lui e Riccardo esisteva già un legame solido, anche perché la sorella di Riccardo, Margherita, era zia acquisita di Massimiliano. I rapporti tra Inghilterra e Impero erano quindi già fortissimi.
Cunegonda aveva 19 anni, un’età perfetta per garantire rapidamente un erede, a differenza dell’infanta di Spagna, troppo giovane, e di Giovanna, considerata ormai avanti con gli anni per l’epoca.
Questo avrebbe consolidato il trono e creato un asse politico potentissimo tra Inghilterra, Sacro Romano Impero e Vaticano.
E le conseguenze sarebbero state enormi: la lunga rivalità tra Francia e Inghilterra avrebbe potuto concludersi, isolando la Francia e rafforzando enormemente l’Inghilterra, gettando le basi per una sorta di embrione di quella che oggi chiamiamo Europa.
E soprattutto: niente Tudor.
Niente Enrico VIII, niente Anna Bolena, niente Elisabetta I, niente Maria Stuarda, niente Giacomo. Altri nomi. Altri volti. Un’altra storia.

E infine facciamo un ultimo salto, e arriviamo a Parigi, 1789.
E se la Rivoluzione francese non fosse mai scoppiata?
Il popolo ha fame, è vero… la notizia raggiunge drammaticamente Versailles… Maria Antonietta lo scopre per puro caso da una delle sue dame…
La storia ci racconta che, quando Maria Antonietta scoprì le condizioni nelle quali versava il popolo, irruppe nella sala del consiglio del re senza bussare e pretese che venisse fatto qualcosa e che, soprattutto, qualcuno dovesse avvisare lei e il re della situazione a Parigi. Molti dei cardinali presenti la invitarono a calmarsi e la convinsero che la situazione era sotto controllo e che molte delle notizie che le erano arrivate alle orecchie erano false… ed esagerate.
Le impedirono di restare lì insieme a suo marito, Luigi XVI, perché lo scopo principale dei “consiglieri” del re era soltanto succhiare quanto più denaro possibile dalle casse del regno per i propri tornaconti personali… non certo per il bene del Paese.
Ma immaginate cosa sarebbe successo se quel giorno Maria Antonietta avesse puntato i piedi, se non fosse mai andata via da quella sala, costringendo tutti ad aprire i libri contabili davanti a lei, fino a rendersi conto che ognuno di loro, lei compresa, non aveva fatto altro che colpire duramente il popolo francese, riducendolo a brandelli.
Molto probabilmente i due sovrani avrebbero attuato una riforma interna, come nei migliori colpi di Stato, eliminando tutti i consiglieri corrotti e sostituendoli con altri più fidati.
Probabilmente avrebbero iniziato a distribuire pane e farina al popolo, e la furia di Robespierre si sarebbe placata nel giro di poco, perché finalmente il regno si era accorto del danno e stava correndo ai ripari.
Non ci sarebbe stata alcuna Rivoluzione francese… nessuna ghigliottina (o perlomeno non in quel momento. A proposito… sapete che fu proprio Luigi XVI a suggerire che la lama fosse obliqua e non dritta? Per facilitare il taglio del collo… sì, partecipò alla realizzazione della ghigliottina senza sapere che sarebbe stato una delle sue vittime), nessun massacro… nessun periodo del Terrore…

E Napoleone? Cosa sarebbe successo a Napoleone Bonaparte, che sulle ceneri della Rivoluzione è diventato quello che oggi conosciamo? Beh, probabilmente quell’ufficiale brillante e ambizioso avrebbe dovuto aspettare ancora un po’ prima di mettere in atto le sue mosse… e chissà, chissà se sarebbe mai arrivato a perdere a Waterloo…
E voi?
Avete altri momenti storici che, secondo voi, avrebbero potuto cambiare tutto se solo la storia avesse preso una piega diversa?
P.S. Vi consiglio di leggere Momenti fatali di Stefan Zweig se l’argomento vi incuriosisce particolarmente.

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