E se vi dicessi che nel Medioevo si drogavano, voi come la prendereste?
Eh, era un’epoca dura quella… austera… tanto che forse qualcuno aveva bisogno di sballarsi… o forse no.
Forse le droghe, così come le intendiamo noi, non servivano di certo a sballare… ma proviamo a fare un passo alla volta.
Le droghe esistevano, eccome se esistevano, solo che non le chiamavano “droghe”.
L’alcol, per esempio, era parte integrante della quotidianità. Birra e vino non erano un lusso, ma una necessità. L’acqua, spesso contaminata, non era sicura. L’alcol diventava quindi bevanda quotidiana, ma anche analgesico, disinibente, strumento sociale. Nelle taverne, nei banchetti, nei monasteri: bere era normale.
E poi c’erano le erbe… quelle che noi oggi chiameremmo, per l’appunto, “droghe”.

La mandragora era forse la più celebre. Non solo per la sua radice dalla forma quasi umana, che alimentava leggende, ma per le sue proprietà sedative. Veniva usata per indurre il sonno, attenuare il dolore, calmare stati di agitazione profonda. In alcune tradizioni mediche si preparavano infusi o vini medicati per “spegnere” il paziente prima di interventi particolarmente dolorosi. Il problema era il dosaggio ma ciò che sedava poteva anche provocare delirio, allucinazioni, tachicardia. Era una medicina potente e pericolosa allo stesso tempo.

Il giusquiamo aveva un profilo simile. Serviva a far dormire, a calmare spasmi, a ridurre dolori intensi. Era presente in molte ricette mediche medievali e, mescolato ad altre piante, contribuiva a creare preparazioni che oggi potremmo definire rudimentali anestetici. Ma gli effetti collaterali non erano rari: confusione, febbre, stati alterati della coscienza. Non stupisce che attorno a queste sostanze si siano poi stratificate narrazioni legate alla stregoneria. Non era magia, ma pura chimica vegetale.

La belladonna, parente stretta delle precedenti, veniva usata per calmare spasmi e dolori. Più tardi diventerà famosa anche per un uso cosmetico, la dilatazione delle pupille, considerata seducente, ma già nel Medioevo era nota per i suoi effetti sul sistema nervoso. Anche qui il confine tra rimedio e veleno era sottilissimo. Una dose poteva alleviare mentre una dose eccessiva poteva compromettere seriamente il paziente.

E poi c’era l’oppio…decisamente il più efficace di tutti. Ricavato dal papavero, era utilizzato per calmare il dolore, favorire il sonno, sedare la tosse, rallentare disturbi intestinali. Era conosciuto già dall’antichità e la medicina medievale ne ereditò l’uso. Funzionava davvero! E proprio per questo era potente, capace di creare dipendenza, di indurre sonni profondissimi, talvolta pericolosi.
Il punto è che nel Medioevo queste sostanze avevano una funzione precisa: spegnere il dolore, spegnere l’agitazione, gestire il corpo quando la medicina aveva pochi strumenti.
Non si cercava lo “sballo” nel senso moderno del termine… ma si cercava sollievo.
E forse questo è l’aspetto più interessante perché l’essere umano non ha mai smesso di voler alterare la propria coscienza. Per sopravvivere, per curarsi, per scappare, per entrare in contatto con il divino o semplicemente per dormire. E il Medioevo non era da meno… non era un’epoca ingenua, ma solo un’epoca profondamente umana.

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