La bellissima storia d’amore tra Enrico VII ed Elisabetta di York. (Ah no)

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Spesso mi sento ripetere che il matrimonio tra Elisabetta di York ed Enrico VII fosse, pur essendo politico, anche un matrimonio d’amore. A quanto pare, lui era molto legato alla moglie, la rispettava e, quando lei morì, spese una fortuna per il suo funerale, tanto da far invidia al miglior morto! E considerando che Enrico era notoriamente tirchio, potete immaginare lo sforzo titanico che deve aver fatto per organizzare questo mega funerale.

Mi si dice anche che erano così innamorati che per Elisabetta non fu affatto una fatica restare incinta nove volte (quelle accertate) e partorire sette figli. Come se per fare figli fosse necessaria un’intensa storia d’amore… perché si sa, senza amore, la riproduzione è impossibile! Vabbè.

Ciò che trovo sempre curioso è questa ostinazione nel voler dimostrare che Elisabetta ed Enrico formassero la coppia perfetta, traboccante di amore, affetto, rispetto e—soprattutto!—un’intensa e invidiabile affinità sessuale. Ora, tralasciando questo ultimo punto, che lascia il tempo che trova (possiamo studiare quanto vogliamo, ma non sapremo mai se si trovassero davvero attraenti l’un l’altra), quello che vorrei sottolineare è che quel matrimonio fu tutto tranne che un matrimonio d’amore.

Spesso il mio affetto per Elisabetta mi porta a dire che, dopo la caduta di Riccardo, lei diventò una prigioniera dei Tudor. E puntualmente qualcuno mi ricorda che no, non viveva nelle segrete con una palla al piede e una catena al collo. Ora, capisco che al giorno d’oggi sia necessario essere estremamente precisi, persino nelle metafore, quindi mettiamo subito in chiaro che non intendo dire che Elisabetta venisse nutrita a pane e acqua in una cella umida.

Chiarito questo, veniamo al punto: Enrico non aveva alcuna voglia di sposare Elisabetta. Non gli andava proprio giù l’idea di unirsi in matrimonio con un’erede degli York. E se avrete la pazienza di seguirmi, vi racconterò perché. Prometto di essere breve e concisa—anche se, in fondo, spero sempre che qualcuno si lasci incuriosire e approfondisca davvero l’argomento.

Dunque, tutti sappiamo che Enrico Tudor vantava una pretesa al trono piuttosto misera. Era nipote di un bastardo, legittimato da Riccardo II (per poi essere escluso dalla successione da Enrico IV, che li declassò a semplici nobili), e quindi si ritrovò a rivendicare il trono d’Inghilterra non per diritto dinastico, ma per… risultati sul campo. In pratica, aveva sconfitto Riccardo III, quindi—per la logica del vincitore—era legittimamente re. (Sorvolerò sul fatto che, prima della battaglia, alla corte di Francia avesse inventato ogni sorta di favola per accreditarsi come candidato credibile, arrivando persino a spacciarsi per figlio di Enrico VI… Peccato che lo abbiano sgamato quasi subito).

Ma cosa accadde quando Riccardo venne massacrato in battaglia ed Enrico si proclamò re?

Facciamo un passo indietro. Nel 1483, Enrico Tudor dichiarò l’intenzione di sposare Elisabetta di York—non per un’improvvisa epifania romantica, ma sotto la spinta di due donne molto influenti: sua madre, Margaret Beaufort, e Elisabetta Woodville, madre di Elisabetta di York. Obiettivo? Rovesciare il neoincoronato re Riccardo III. Questa dichiarazione seguì la ribellione del “caro cugino” di Riccardo, il duca di Buckingham, che aveva complottato con il vescovo John Morton (grande odiatore di Riccardo e, casualmente, padrino di Margaret Beaufort). Il piano prevedeva di aiutare Enrico a invadere l’Inghilterra e a deporre Riccardo. Peccato che la ribellione fallì miseramente, Buckingham finì giustiziato per tradimento, e Morton, con grande spirito da combattente, se la diede a gambe, rifugiandosi proprio dal suo figlioccio Enrico.

Nel 1484, qualcuno chiese una dispensa papale per permettere il matrimonio tra Elisabetta ed Enrico (erano cugini, quindi serviva un lasciapassare divino). Nel frattempo, però, Riccardo tenne il suo primo e unico Parlamento, in cui dichiarò ufficialmente illegittimi i figli di Edoardo IV, compresa Elisabetta. E qui scoppiò il panico. Perché se avevano confermato che Elisabetta non era più un’erede legittima, il matrimonio con Enrico perdeva molto del suo fascino politico. Si sarà chiesto se la nobiltà inglese avrebbe mai accettato una “bastarda” come futura regina. Insomma, non sembrava più un affare così vantaggioso.

Come risposta, Riccardo si accordò con Elisabetta Woodville e invitò lei e le sue figlie a corte, promettendo loro matrimoni vantaggiosi. Così, Elisabetta di York, le sue sorelle e la madre si ritrovarono alla corte di Riccardo III, dove rimasero fino a quando Enrico non decise di riprovarci con l’invasione nel 1485.

Ora, immaginate lo stato d’animo di Enrico… fino a poco tempo prima si era quasi messo la corona in testa da solo, e adesso si ritrovava ridicolizzato, senza più nemmeno l’unico appiglio dinastico che avrebbe potuto dargli un briciolo di legittimità: Elisabetta.

Poi, nel 1485, Anne Neville morì e Riccardo rimase vedovo. Cosa fece il re? Pensò bene di organizzare un doppio matrimonio con il Portogallo: Elisabetta di York avrebbe sposato Manuel di Beja e lui avrebbe preso in moglie Giovanna di Portogallo. (No, non parlerò del pettegolezzo tra zio e nipote. Ciao!).

E a questo punto, Enrico cosa fece? Incazzato come una bestia, decise di giocare pesante, dichiarandosi apertamente re d’Inghilterra e firmando ogni documento come Henricus Rex—perché l’umiltà, in fondo, non era il suo forte.

Inutile dire che Riccardo non la prese benissimo. Voi come avreste reagito se un tizio in esilio si fosse autoproclamato re del vostro regno? Io, sinceramente, mi sarei chiesta: “Ma chi è questo scappato di casa? Cosa vuole da me? Ma soprattutto, come osa?”

L’arroganza di Enrico non passò inosservata, tanto che nel dicembre del 1484 Riccardo emise una proclamazione ufficiale in cui lo accusava di “ambizione e insaziabile avidità” e dichiarava che non aveva “alcun diritto, interesse o legittimità” per rivendicare il trono. Insomma, tiè!

Ma non finisce qui. Perché il grandissimo uomo di Dio John Morton—sempre lui!—si fiondò a Roma e si fece dare dal papa una bolla straordinaria che confermava Enrico come legittimo re, anche senza il matrimonio con Elisabetta. Anzi, minacciò la scomunica a chiunque osasse dire diversamente. Così, con un colpo di genio (e una bella spintarella clericale), Enrico ottenne il marchio di approvazione divina per la sua nuova, e decisamente spavalda, strategia.

A questo punto, la situazione era chiara: da un lato c’era Riccardo, che aveva smascherato l’arroganza di Enrico e gli aveva tolto l’unico pretesto per rivendicare il trono, offrendolo invece a un principe portoghese. (E qui non faccio fatica a immaginare Elisabetta, nella sua famosa lettera a Norfolk, che gli chiedeva di velocizzare gli accordi per il matrimonio con Manuel. Chissà, magari sperava di essere spedita in Portogallo il prima possibile, ben lontana dalle grinfie dei Tudor… E onestamente, chi potrebbe biasimarla?).

Dall’altro lato, c’era Enrico, che urlava ai quattro venti di essere il vero re e che—attenzione attenzione—persino Dio era d’accordo con lui.

Oh wow. A questo punto gli animi si erano scaldati per bene… E il resto, come si suol dire, è storia.

E cosa succede allora? Succede che arriviamo a quel maledettissimo 22 agosto 1485, giorno in cui Riccardo viene massacrato a Bosworth ed Enrico Tudor diventa re.

Quindi, addio Portogallo per Elisabetta!

Ed è qui che la strategia di Enrico si fa ancora più evidente: non solo fa valere la sua pretesa al trono a partire dal 21 agosto, il giorno prima della battaglia (così, con un colpo di genio burocratico, tutti coloro che avevano combattuto per Riccardo diventano ufficialmente traditori e possono essere giustiziati), ma soprattutto non accenna mai e poi mai a un matrimonio con Elisabetta.

Dopotutto, ormai non gli serviva più. A conti fatti, era diventato re per vittoria sul campo e per la benedizione divina, quindi che bisogno aveva di sposare una York?

Tutto perfetto. O quasi. Perché c’era un piccolo dettaglio che non aveva considerato: i sostenitori yorkisti, che ancora non avevano digerito il modo in cui la storia aveva preso una piega… diciamo, poco gradita.

E così Enrico si fa incoronare re, da solo… e ci ritroviamo, quindi, con un re scapolo e unto da Dio, mentre Elisabetta resta ai margini della scena, senza titolo, senza marito, senza alcun ruolo. Bastarda e zitella. Povera donna, ma che peccato aveva mai commesso?

Il Parlamento, però, non apprezzò questa “dimenticanza” di Enrico. In fondo, lui stesso aveva dichiarato pubblicamente di voler sposare l’erede yorkista, quindi perché ora faceva lo gnorri?

E così, lo obbligarono a rinnovare la promessa di matrimonio. Costretto, Enrico si ritrovò ancora una volta a dichiarare che avrebbe sposato Elisabetta ma… e qui arriva il bello: chiese una seconda dispensa papale.

E perché mai? Ne aveva già ottenuta una l’anno prima, quindi quale sarebbe stato il problema?

La risposta è abbastanza ovvia: Enrico sperava che questa nuova richiesta facesse emergere qualche cavillo che gli impedisse di sposarla. Così, se ne sarebbe liberato una volta per tutte e avrebbe regnato senza York tra i piedi.

Ma sorpresa! Il Vaticano rinnovò la dispensa e confermò che il matrimonio si poteva fare. Che botta per Enrico! Davvero, non c’era verso di scrollarsi di dosso questa ragazza ventenne con il sangue sbagliato.

La marginalizzazione di Elisabetta non piacque a nessuno e nel dicembre del 1485 iniziarono le prime rivolte. Enrico, messo alle strette, non poté più fare finta di niente.

E così…il 14 gennaio 1486 un legato papale per Inghilterra e Scozia esamina otto testimoni che conoscono gli sposi e il 16 gennaio viene concessa una dispensa “sufficiente” per confermare il matrimonio che verrà celebrato il 18 gennaio.

E ora sì che Enrico era intrappolato. Ma… e c’è sempre un ma.

Ci viene spesso raccontato che Enrico distrusse tutte le copie del Titulus Regius (l’atto con cui Riccardo aveva dichiarato illegittimi i figli di Edoardo IV) prima del matrimonio con Elisabetta. Ma in realtà, lo fece dopo.

Traduzione?

Enrico sposò Elisabetta quando era ancora legalmente una bastarda.

E qui arriva la dimostrazione di potere: non era Elisabetta a legittimare lui con il matrimonio, ma era lui a legittimare lei. Insomma, le aveva pure fatto un favore!

E infatti, nel marzo del 1486, due mesi dopo le nozze, Enrico ottenne una terza dispensa papale (o la quarta, se contiamo anche quella del legato papale nel 1484). Ma che uomo generoso!

A questo punto è piuttosto evidente che Enrico non avesse alcuna voglia di sposare un’erede yorkista. Era altrettanto evidente che lui voleva il trono solo per sé, convinto che quella corona gli fosse finita in testa per diritto divino e non solo perché aveva trucidato un re sul campo, affidandosi a mercenari e traditori.

Ma da quel momento in poi, la storia va raccontata per come è stata tramandata:

Elisabetta diventa la prima regina Tudor. Dà a Enrico quattro figli, di cui tre diventeranno re e regine e la sua stirpe è ancora viva oggi, tanto che Carlo III è un discendente diretto di sua figlia Margaret.

Tutto molto bello, certo. Ma questo non sembra proprio un matrimonio d’amore. Né da parte di Enrico, né da parte di Elisabetta.

Proviamo a riassumere:

• Enrico ha fatto di tutto per non sposarla facendosi dare 3 dispense e 1 una bolla extra

• Elisabetta sperava di scappare in Portogallo

• Ma la vita, infame com’è, ha deciso diversamente.

Nella sua vita da regina, Elisabetta fu costretta ad adottare un motto che non le apparteneva affatto, “umile e penitente”, e il suo unico compito era quello di essere un utero fertile per dare alla dinastia Tudor i suoi eredi. E questo sarebbe mettere la pace tra la rosa bianca e la rosa rossa? Insomma… rivedrei i termini contrattuali…

Presenziò agli eventi ufficiali, certo, ma questo non significa che Enrico la volesse accanto per amore. Doveva portarsela dietro per questioni politiche: rappresentava una parte degli York che ancora gli erano fedeli e che lui non poteva permettersi di inimicarsi troppo apertamente. (E se consideriamo che, nonostante tutto, ci furono continue ribellioni—Simnel e Warbeck su tutte—direi che fosse piuttosto obbligato, non credete?)

Alla fine, Elisabetta si arrese.

Viveva solo per i figli e per quel poco potere che le era rimasto (pare avesse voce in capitolo nel consiglio del re insieme alla suocera. Deve essere stato difficile far valere la propria voce con una come Margaret.)

E il sacrificio perfetto per la corona?

Morire di febbre puerperale nel tentativo di dare a Enrico un altro erede maschio.

All’epoca, una regina che moriva di parto veniva vista quasi come una santa, perché aveva dato la vita per il regno. Suo figlio Enrico VIII fece lo stesso con Jane Seymour. (Deve essere un feticismo dei Tudor quello di regalare grandi funerali alle loro mogli uccise dai parti.)

Ma questo non dimostra affetto o amore profondo: era solo la crudele convenzione sociale dell’epoca.

E ora immagino qualcuno che dirà: “Eh, ma Enrico non si sposò mai più dopo la morte di Elisabetta, quindi la amava davvero!”

Beh, no.

Dopo la sua morte, Enrico provò eccome a cercare una nuova moglie, ma era troppo malato e paranoico per concludere l’affare.

E poi, quella era l’occasione perfetta per regnare finalmente da solo, come aveva sempre desiderato.

Ora… è possibile che dopo tutti quegli anni i due provassero un certo affetto reciproco?

Certo, non è facile sopravvivere a corte senza sviluppare almeno un po’ di alleanza, soprattutto quando tutti intorno a te hanno un pugnale nascosto nella manica.

Ma da qui a dire che quello tra Elisabetta ed Enrico fu un matrimonio d’amore… beh, ci passa il cielo e la terra.

P.S. Se avete lettere d’amore (o prove d’affetto) che dimostrano il contrario di quello che ho detto sono pronta a fare ammenda per tutti i miei pensieri/peccati/opere e omissioni e cospargermi il capo di cenere.

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