Se vi dicessi la parola “godemiché”, cosa vi verrebbe in mente?
Aspettate, facciamo un passo indietro.
Nell’antica Grecia e nell’antica Roma, la soddisfazione sessuale era considerata un aspetto fondamentale della vita. Già allora esistevano oggetti pensati esclusivamente per il piacere femminile, con scopi che non erano neanche troppo velatamente voyeuristici. Insomma, il godimento era un affare di tutti, uomini e donne.
Questi strumenti si chiamavano “olisboi”, termine che significa letteralmente “infilare” (poco spazio all’immaginazione, direi). Erano falli artificiali di circa 15 cm, realizzati in legno e rivestiti in cuoio per renderli più morbidi.

Quindi no, non abbiamo inventato nulla di eclatante. Ma veniamo a noi.
La parola “godemiché” ha origini francesi e significa, senza troppi giri di parole, “fammi godere”.
Serve davvero che spieghi cosa sia o lo avete già intuito da soli?
Ebbene, il godemiché non è altro che un termine storico ed elegante per indicare quello che oggi chiamiamo dildo: un fallo artificiale utilizzato per il piacere personale o di coppia.
Il termine nasce probabilmente in Francia nel XVIII secolo ed è legato ai circoli aristocratici e letterari, dove il linguaggio era un’arte raffinata e i temi licenziosi venivano trattati con eleganza e ironia. Non a caso, il godemiché compare in testi libertini e persino in diari privati, segno che era un oggetto noto, diffuso e tutt’altro che tabù.
Poi, è arrivata la Chiesa Cattolica a rovinare il divertimento.

Il “Matto” col fallo e la “Matta” di Sebald Beham
Con il suo dogma secondo cui il sesso doveva servire solo alla procreazione, tutto ciò che riguardava il piacere sessuale fine a se stesso venne bollato come peccato. Masturbazione? No grazie. Desiderio? Meglio confessarlo. Voglie impure? Mortificarsi e pregare.
Ma fermiamoci un attimo… quanto c’è di vero in tutto questo?
E qui inizia il round: vita reale vs. ipocrisia religiosa
Davvero la gente rispettava questi divieti?
E soprattutto… la Chiesa rispettava i suoi stessi obblighi?
Ora, parliamoci chiaro:
Solo uno sciocco crede che tutto ciò che è scritto nei libri di storia sia vero. Solo un ingenuo pensa che le persone fossero così terrorizzate dalla Chiesa da obbedire ciecamente ai suoi dettami.
Solo un illuso può credere che l’essere umano non sia guidato da impulsi che vanno oltre la morale imposta.
Perché la verità è una sola: siamo sempre stati esseri umani, in ogni epoca della storia.
Abbiamo sempre avuto fame, sonno e desiderio sessuale.
E nessuno, nessuno, ne era esente.
Neanche i re più pii e le regine più devote. Neanche i monaci più religiosi e le monache più caste.
Si eccitavano, avevano amanti, fornicavano beatamente, “peccavano” con entusiasmo, generavano figli illegittimi, provavano attrazione per chi non era il proprio coniuge, e sì, si svegliavano eccitati la mattina esattamente come noi oggi.
Questo non significa che non provassero sentimenti sinceri per i loro partner, ma il sesso è sesso.
E confonderlo con l’amore è un errore che facciamo ancora oggi. Devo davvero spiegarlo? Dai, su.
E i monaci? Beh, per quanto pii e devoti fossero, anche loro avevano da risolvere questo piccolo problema della natura umana.
E qui arriviamo al punto. Il godemiché nei monasteri? Sì, anche lì! Soprattutto li!
Il Medioevo ha instillato nelle persone il timore del piacere, ma non ha certo frenato i loro impulsi. Anzi, li ha resi più segreti, più torbidi, più sfrenati.
Se fossimo vissuti nel Medioevo, probabilmente avremmo trovato un godemiché nascosto tra le mura di un monastero (sia maschile che femminile eh!).
E no, non erano così diversi da quelli di oggi.
Alcuni erano cavi e dotati di tappo in sughero, altri venivano riempiti con acqua calda per renderli più confortevoli (perché diciamocelo, il freddo non piace a nessuno).
Quindi possiamo dire con estrema pace e certezza che la storia non è mai stata casta.
Per quanto affascinante sia l’idea di un Medioevo fatto di cavalieri puri, principesse devote, fedeltà coniugale e timor di Dio, la realtà è un’altra.
La verità è che si divertivano. Tutti. Poveri, ricchi, re, regine, monaci e monache. Perché l’essere umano può cambiare abiti, parlare lingue diverse, ascoltare musica diversa, ma gli impulsi, quelli, resteranno sempre gli stessi.
In qualsiasi epoca e in qualsiasi luogo.
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