Se oggi un medico ti dicesse: «Per capire come stai, fammi osservare la tua pipì… alla luce della Luna», probabilmente te ne andresti via di corsa. Nel Medioevo, invece, non solo non ti saresti scandalizzato: avresti considerato quella richiesta perfettamente normale.
Per secoli, infatti, il metodo più serio, scientifico e affidabile per diagnosticare qualsiasi problema (dalla gotta alla malinconia) consisteva nell’analizzare le urine dentro un elegante vasetto di vetro chiamato matula. Eh sì, tipo come adesso…
La medicina medievale era profondamente convinta che nell’urina fosse custodito un riflesso fedele dell’intero corpo umano, e che per comprenderlo non bastasse limitarsi al suo colore. Sarebbe stato troppo semplice, quasi banale. Occorreva invece osservare la pipì nella sua totalità, esaminandola alla luce naturale, sollevando il vaso come un sommelier fa con un calice di vino (bella immagine eh?)…
E mentre la luce filtrava attraverso il vetro, il medico ne valutava la sfumatura, la consistenza, i sedimenti, la schiuma, l’odore e, nei casi più estremi perfino il sapore (bella pure questa lol).
Ma tutto questo non bastava ancora. Il risultato finale andava confrontato con ciò che accadeva nel cielo: la posizione dei pianeti, la fase lunare, l’equilibrio degli umori. Se Marte era in un aspetto sfavorevole e l’urina tendeva al rosso, il sospetto era quello del veleno. Se la Luna calante si accompagnava a urine troppo pallide, si parlava di “debolezza delle membra fredde”. E se le urine viravano al verde, il medico abbassava lo sguardo con quella delicatezza tipica dei presagi peggiori e sapevi di essere già morto.

Tutta questa coreografia pseudo-cosmica poteva sembrare bizzarra, ma per loro era una scienza esatta (e non avevano proprio tutti i torti…)
Alcuni medici giravano con veri e propri campionari di colori, piccole ruote illustrate con tutte le sfumature possibili delle urine e il loro significato clinico. Una sorta di Pantone medievale va…

Uno dei testi più famosi dedicati a questo tema è On Urines, scritto all’inizio del XIII secolo dal medico Giles Corbeil. Era una specie di manuale pratico per chi volesse diventare un “esperto giudice delle urine”, e cominciava ricordando che una diagnosi degna di questo nome non poteva prescindere da un’attenzione maniacale a variabili come età, sesso, costituzione, abitudini, dieta, emozioni, esercizio fisico e perfino l’uso di unguenti e bagni. Ma, sopra ogni cosa, occorreva osservare la pipì con occhio clinico. Le sue descrizioni sono un repertorio straordinario:
Urina bianca e sottile? Allora si poteva sospettare idropisia, intossicazione, diabete, reumatismi o delirio.
Urina livida? Il segno, terribile, della mortificazione di un arto o di qualche umore interno ribelle.
Urina color vino? Possibile febbre continua, rottura della vena renale o, in alternativa, un eccesso di sesso o di danze.
Urina dall’aspetto mucoso? Negli uomini, segno di gotta; nelle donne, probabile gravidanza.
Quello che sorprende, tuttavia, è scoprire quanto questa materia fosse diffusa al di fuori dei circoli medici colti. Esistono, infatti, più di duecentodieci manoscritti in medio inglese dedicati esclusivamente all’analisi delle urine fai da te.
Era una vera e propria febbre editoriale: gli “how-to” del Medioevo, manualetti pensati per praticoni, ostetriche, guaritori improvvisati e persino semplici cittadini che volevano capire da soli cosa stesse succedendo nel proprio corpo. Alcuni testi erano così brevi e diretti da sembrare dei promemoria tascabili, piccole liste di sintomi e interpretazioni rapide, quasi delle cheat sheet con cui orientarsi nella complessa arte della diagnosi.
Grande spazio veniva riservato alla salute delle donne, che spesso occupava capitoli interi. Secondo questi trattati, dall’urina si poteva capire se una donna fosse vergine, se avesse avuto rapporti recenti o se fosse incinta.

Ma perché ricordare tutto questo oggi? Perché è uno degli esempi più affascinanti della mentalità medievale, capace di mescolare ingenuità e intuizione, superstizione e osservazione, fantasia e scienza. Quando pensiamo ai medievali come ignoranti, rozzi, sporchi e pudici… ci dimentichiamo che stavano tentando disperatamente di capire un corpo che non potevano sezionare (ufficialmente), analizzare o radiografare. Così, per leggersi dentro, non avevano altro specchio che l’urina: quella piccola pozza di colore che raccontava qualcosa del nostro mistero interiore.
E, se ci pensi bene, non è così lontano da noi. Forse non solleviamo più una matula verso la luce di Marte, ma quante volte, nel cuore della notte, cerchiamo diagnosi su Google sperando di non essere prossimi alla morte?

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