Il Medioevo, si sa, era un’epoca in cui fare molti figli era considerato quasi un lavoro (diciamo così!), e proprio per questo la mortalità femminile legata a gravidanze e parti era altissima: circa il 50%. Insomma, o sopravvivevi o morivi, non c’erano vie di mezzo.
Oggi voglio parlarvi del protocollo post-partum seguito all’epoca dei Tudor.
Subito dopo la nascita, il cordone ombelicale del bambino veniva tagliato e trattato con incenso o polvere di aloe prima di essere lasciato asciugare. Questo passaggio era considerato cruciale perché si credeva che il cordone avesse poteri magici protettivi: alcuni ne portavano con sé un pezzo come talismano contro le streghe (bleah!).
Successivamente, veniva esaminato l’ombelico del neonato, perché si riteneva che potesse fornire indicazioni sulla futura fertilità della madre. Se l’ombelico era rugoso, si diceva che avrebbe avuto altri figli; se era liscio, no. (Chissà quante volte ci avranno azzeccato, eh? Vabbè.)


Il neonato veniva poi lavato con una miscela di vino, erbe, latte, acqua d’orzo e burro dolce, e strofinato con olio di mandorle, di ghiande o di rosa. Questo trattamento serviva a proteggere la pelle e a impedire ai parassiti di penetrare nei pori. Dopo il bagnetto, il bambino veniva fasciato strettamente in un panno per garantire che gli arti crescessero dritti, e di solito restava in questa posizione rigida per i primi sei mesi di vita (soffoco al solo pensiero!).
Superato questo periodo, al bambino veniva fatto indossare un cappotto corto, simile ai lunghi abiti indossati dalle bambine. Per quanto riguarda l’alimentazione, il primo cibo somministrato al neonato non era il latte materno (alle regine era vietato allattare, poiché si credeva che ciò ostacolasse il concepimento e impedisse loro di adempiere ai propri “doveri”). Invece, il primo nutrimento era un cucchiaino di vino zuccherato (non so voi, ma questa cosa mi fa piuttosto ridere!).
La balia non veniva scelta a caso, anzi, aveva un ruolo fondamentale: doveva aver partorito di recente, preferibilmente un maschio, perché si credeva che il sesso del bambino influenzasse la qualità del latte, rendendolo migliore. Inoltre, doveva avere un carattere gentile e impeccabile, perché si riteneva che il bambino potesse assorbire i vizi o le virtù della balia attraverso il latte.
Nel frattempo, i seni della madre venivano strettamente legati per interrompere la lattazione (e immagino il dolore… maledetti!).
Voi avete altre informazioni a riguardo? Io, nel frattempo, sto maturando la convinzione che, nonostante le follie politiche di questo secolo buio, sono stata comunque fortunata a nascere nel 1989 e non nel Medioevo.
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