enrico viii
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Gli oggetti, si sa, viaggiano nel tempo. E a volte non servono monumenti, né cronache: basta una riga d’inchiostro, una firma, un motto infilato nel margine di un libro per far riaffiorare, dopo cinque secoli, una verità di identità. Nella prima parte (qui per leggerlo) abbiamo seguito la traccia più criptica: “sans removyr elyzabeth”, vergata
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Gli oggetti, si sa, viaggiano nel tempo. In loro resta sempre qualcosa di noi, qualcosa che abbiamo voluto imprimere affinché i nostri figli, i nipoti e tutti quelli dopo di noi capissero chi davvero fossimo.A volte basta un libro con una frase, con una firma, con un motto… per urlare al mondo, dopo secoli, chi
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È da una vita che sento dire: «Ma mica siamo al Medioevo!» oppure «Sembra di essere tornati al Medioevo», quando si vuole commentare qualcosa di assurdo che ci porta a regredire talmente tanto da diventare dei barbari, puritani, timorati di Dio e destinati a morire di peste. Ed ogni volta che mi capita di sentire
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C’era una volta un bambino, nato attorno al 1474 in Bretagna, che, dopo l’assassinio di Riccardo III a Bosworth, visse alla corte del nuovo re, Enrico VII, come cavaliere di fiducia dei Tudor. Morì nel 1535 lasciandosi alle spalle una scia di sussurri che ancora oggi continuano a ripetere: ma chi era Roland de Velville?
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C’è qualcosa di straordinariamente simbolico nella storia di Elizabeth di York e di sua nipote Elizabeth I. Due donne, stesso nome, stesso sangue. Una all’alba, l’altra al tramonto della dinastia Tudor. E tra loro intercorrono esattamente cento anni. Elizabeth di York morì nel 1503. Elizabeth I nel 1603. Un secolo esatto. Come se il tempo
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Allora… sedetevi comodi e iniziamo col dire che tutti noi conosciamo Enrico VIII, giusto? Lui, un omone alto, massiccio… capelli rossi… sei mogli, un’Inghilterra spaccata in due e un appetito per il potere (e per il cibo) che farebbe impallidire qualsiasi essere umano, vivente e non…? Ce l’avete presente? Bene! Ma forse in pochi ricordano